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Quand'ero fiume

Calmo, mite all’apparenza, là nella piana, e ancora giù, in una valle incassata, riflettevo nelle mie acque imperiosi massicci raddoppiandoli. Sulle mie rive, arbusti, simili a scheletri di animali preistorici, enigmi e quadri astratti, mi parlavano del passato e di ciò che, in un tempo perso nella memoria, era stato casa, nido, approdo d’ogni specie, visione che imparadisa. Lungo le mie rive nascevano moderni santuari, le cattedrali del progresso, e io giungevo qui, violento in questa gola, tra balze e salti, tra le bizzarrie di una natura amata.

Quand’ero fiume, ero democratico, accettavo le parole degli uomini senza giudizio, le trasportavo, raccoglievo, cullavo. Alcune mi nutrivano, altre mi prosciugavano, altre ancora mi nobilitavano. Amato, corteggiato o depredato, concedevo al mondo refrigerio, ero tiepido ventre, antro che rigenera.

Quand'ero fiume, cantavo le profondità di Iside.

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Lucia Valcepina

Scrittrice

Foto di Fabrizio Padovani

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